Reportage dal vivo dall’edizione 2026 tra: cosplayer, bancarelle e quando leggende e spiriti prendono vita.
Pergine Comics non è il Play. Non è il ToPlay. È un evento locale, nato in una cittadina del Trentino, cresciuto anno dopo anno con la testardaggine di chi ci crede davvero. Ci eravamo già stati alcuni anni fa, quando era nato, e avevamo trovato un festival carino: le sue bancarelle, il suo pubblico affezionato, quell’atmosfera di paese che si mette in festa.
Quest’anno ci siamo tornati, e ci siamo dovuti ricredere su qualcosa.
Non solo il festival è cresciuto in modo evidente, ma ha fatto una cosa che non ci aspettavamo: ha dato spazio ai giochi di ruolo. Uno spazio vero, organizzato, con sessioni aperte al pubblico. Quella novità, per chi come me viene dal mondo del GDR, non è un dettaglio. È un segnale.
Ma andiamo con ordine.
Pergine Comics: nove anni di fumetti, giochi e cultura pop nel cuore del Trentino
Pergine Valsugana è una di quelle cittadine del Trentino che sembrano fatte apposta per ospitare storie. Il centro storico ha vie strette, portici in pietra, palazzi che si affacciano su piazze dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso. Palazzo Hippoliti, con la sua facciata sobria e gli interni che sanno ancora di secoli passati, è il tipo di posto in cui non ti stupisce trovare un master che ti racconta di spiriti e creature del folklore. Il contesto aiuta, e non poco.
Pergine Comics nasce nel 2016 come scommessa della Pro Loco di Pergine Valsugana: trasformare il centro storico della città in un festival dedicato al fumetto, al cosplay, ai giochi e alla cultura pop. Una scommessa vinta, a guardare i numeri: l’edizione 2024 ha registrato oltre 5.000 visitatori in due giorni, quella del 2025 ha quasi raddoppiato il risultato con più di 10.000 presenze.
L’edizione 2026 viene presentata come la nona edizione del festival. Il tema scelto è “Let’s Play”, con un programma che mescola spettacoli in piazza, workshop, concerti e un’area giochi che spazia dai videogiochi in realtà virtuale ai tornei di miniature. Ospiti di rilievo come i doppiatori Pietro Ubaldi e Maurizio Merluzzo, le band Gem Boy e Toon Academia, e il gruppo K-Pop K-Ble Jungle hanno animato il palco di Piazza Municipio. Tutto a ingresso gratuito, distribuito tra il centro storico e il vicino Palazzo a Prato.
In nove anni il festival ha costruito qualcosa di solido: una manifestazione riconoscibile, con una sua identità, capace di coinvolgere famiglie, appassionati di settore e semplici curiosi nello stesso spazio. Non è poco.
Girare per Pergine: cosplayer, bancarelle e bambini con la missione in mano
Dopo la sessione di gioco abbiamo girato per il centro storico. E già quello è stata una bella sorpresa.
La gente era tanta, e non solo per curiosare: ognuno era lì per qualcosa di preciso. Chi aspettava la dedica del proprio autore preferito, chi cercava oggetti cosplay o le card e le miniature del proprio eroe, chi girava tra le bancarelle con la lista in testa e l’aria di chi sa già cosa comprerà. Tra la folla, persone che disegnavano al momento con una naturalezza disarmante, e cosplayer con un look impeccabile che si muovevano tra gli stand come se fossero parte dell’arredamento.
Le bancarelle coprivano tutto quello che ti aspetti: fumetti, action figure, modellini, gadget, illustrazioni originali. Abbiamo guardato modellini che non assembleremo mai, sfogliato fumetti che conosciamo a memoria e trovato qualche pubblicazione che non avevamo mai visto prima.
L’atmosfera era quella giusta: un mix tra fiera, sagra di paese e convention. Caotica nel senso buono, con quell’energia che non ti lascia mai fermi troppo a lungo. Abbiamo girato, guardato, comprato poco e osservato molto.
L’Area GDR: Volkan e lo spazio per chi gioca di ruolo
Volkan – Tana dei Goblin è un’associazione ludica di Trento attiva dal 2010, punto di riferimento in Trentino per giochi da tavolo, giochi di ruolo e LARP. A Pergine Comics coordina l’Area GDR insieme ad AlterEgo e Dolomiti Nerd, occupando gli spazi di Palazzo Hippoliti con tavoli, dadi e sessioni aperte a chiunque voglia sedersi, anche senza aver mai toccato un manuale di gioco di ruolo in vita sua.
L’area era raccolta. Non era tra le zone più affollate della manifestazione, ma chi era seduto ai tavoli era completamente dentro quello che stava facendo.
Volkan non si limita alle sessioni standard. Quest’anno il weekend si è aperto venerdì 12 giugno con “Urla dal tempo: I sussurri di Palazzo Hippoliti”, una cena con delitto in abito d’epoca ambientata proprio negli spazi del festival. Il tipo di evento che ti fa capire che non stiamo parlando di un gruppo che porta qualche scatola di giochi a un banchetto, ma di persone che sanno costruire un’esperienza.
I master forniscono i personaggi già pronti. Non serve comprare nulla, non serve studiare nulla. Ti siedono davanti una scheda e ti dicono chi sei.
Vaesen: il folklore nordico come gioco di ruolo
Il gioco che abbiamo provato si chiama Vaesen, un gioco di ruolo investigativo pubblicato dalla casa editrice svedese Free League Publishing e tradotto in italiano da Wyrd Edizioni. È uno dei titoli più apprezzati del catalogo Free League degli ultimi anni, anche grazie all’atmosfera, alle illustrazioni e alla cura con cui è costruito il mondo.
L’ambientazione è l’Europa del Nord del XIX secolo. Rivoluzione industriale, fabbriche, progresso scientifico, nei boschi e nei laghi oscuri ancora qualcosa di antico che non vuole sparire. Vaesen è un GDR horror folkloristico, un gioco di ruolo nordico che affonda le radici nelle leggende scandinave. I Vaesen sono le creature di quel folklore: troll, spiriti delle acque, nisse, lupi mannari, fate. Creature che il mondo moderno sta dimenticando, e che quella dimenticanza la vivono come una ferita.
I giocatori non sono eroi in armatura. Sono persone normali: medici, scrittori, investigatori, occultisti. Persone che per un trauma infantile o un evento mistico hanno sviluppato un dono raro chiamato La Vista, che permette di vedere i Vaesen quando tutti gli altri non vedono nulla. Fanno parte di una Società segreta in declino, con quartier generale in un castello decadente nei pressi di Uppsala.
Il sistema di gioco è lo Year Zero Engine, lo stesso motore di Tales from the Loop e Alien GDR: un pool di dadi d6 in cui ogni 6 ottenuto conta come successo. Semplice, veloce, costruito per sostenere la narrazione più che la meccanica.
La cosa che distingue Vaesen da altri giochi è la sua filosofia investigativa. I Vaesen non sono semplicemente mostri da uccidere: spesso il modo migliore per affrontarli è comprenderli, scoprire cosa li lega al luogo e trovare il rituale o la soluzione narrativa adatta. Per risolvere un caso bisogna studiare le leggende locali, raccogliere indizi, parlare con i testimoni. Non è un gioco di combattimento. È un gioco di comprensione.
La nostra sessione: leggende e spiriti che prendono vita
Per entrambi Vaesen era un titolo nuovo. Non lo avevamo mai giocato, non avevamo mai sfogliato il manuale. Il master ha messo sul tavolo diverse schede personaggio e ognuno ha scelto la sua. Io ho preso quella dell’ex ufficiale dell’esercito: un personaggio con una storia militare alle spalle e, evidentemente, con occhi capaci di vedere quello che la gente comune non vede.
Eravamo in cinque al tavolo, con un master di Volkan a condurre la sessione.
Quello che mi ha colpito di più non è stata la meccanica, né l’ambientazione in sé, per quanto suggestiva. È stato quanto rapidamente mi sono trovato dentro il personaggio. In un gioco come Vaesen, in cui il combattimento non è la risposta e la violenza non risolve nulla, sei costretto a pensare come pensa il tuo personaggio: con la sua logica, la sua storia, le sue capacità. Un ex militare non carica a testa bassa contro uno spirito del lago. Osserva, valuta, cerca il punto debole. Quella costrizione narrativa è, paradossalmente, quello che ti libera nel recitare davvero.
Ci siamo immersi completamente. La one shot aveva una sua conclusione, e quando è arrivata era soddisfacente nel modo giusto: il tipo di finale che ti lascia con la voglia di sederti di nuovo a quel tavolo.
Perché vale la pena
Pergine Comics non è una convention enorme. Non ambisce a esserlo, e non deve. È un festival che ha trovato la sua misura: radicato nel territorio, accessibile, capace di ospitare cose molto diverse nello stesso spazio senza che nessuna si senta fuori posto.
L’Area GDR curata da Volkan è uno degli angoli più autentici di tutta la manifestazione. Non è uno spazio di passaggio, è uno spazio in cui ci si ferma. E quando ci si ferma, succede qualcosa: un master inizia a parlare, qualcuno prende un dado in mano per la prima volta, e per qualche ora il centro storico di Pergine diventa un villaggio della Scandinavia ottocentesca in cui qualcosa non torna.
Per chi vuole avvicinarsi al gioco di ruolo senza l’intimidazione di comprare manuali o trovare un gruppo, eventi come questo sono la porta di accesso migliore che esista. Ci si siede, si ascolta, si gioca. Il resto viene da sé.
Se l’anno prossimo Volkan torna a Pergine Comics, potete stare certi che CasaDelBardo ci sarà. Pronti per una nuova avventura, pronti per una nuova sfida.
Pergine Comics 2026 si è tenuto il 13 e 14 giugno a Pergine Valsugana (TN). L’ingresso all’evento e alle sessioni GDR era gratuito. Per sapere di più su Volkan – Tana dei Goblin, trovate la loro pagina Facebook su facebook.com/volkantdgtrento. Vaesen è disponibile in italiano grazie a Wyrd Edizioni.




