RECENSIONI: Dahlia. Il vivaio delle assassine di Laura Fiamenghi

da | Giu 8, 2026

Fiori che uccidono, pillole che cancellano la memoria e una spia che finge di essere la migliore

Il Vivaio addestra assassine. Le chiama Fiori. Le dopa con una pillola blu sperimentale che spegne le emozioni, abbassa la soglia del dolore e, con il tempo, sgretola la memoria finché non ricordi più chi eri prima di entrare.

Dahlia è la Rifiorentissima: l’agente più temuta, il fiore d’oro, l’unica intoccabile. Da due anni non assume il blue. Finge.

Da qui parte *Dahlia. Il vivaio delle assassine* di Laura Fiamenghi, romance dark con elementi spy pubblicato da De Agostini nel giugno 2026. È il primo romanzo per un grande editore dell’autrice bresciana, già seguita da un pubblico fedele nel self publishing, e riesce a fondere romance dark e spy story con sorprendente naturalezza.

Di cosa parla

Dahlia ha un passato che non le appartiene più: il blue le ha cancellato tutto tranne un nome e una vendetta. Suo padre la vendette al Vivaio quando era bambina. Vuole trovarlo. Vuole che paghi. L’unica via d’uscita dall’organizzazione è diventare la Rifiorentissima e restare tale abbastanza a lungo da usare i privilegi della posizione per fuggire.

Il problema è che la sua reputazione è costruita su un equivoco. Dahlia non è la migliore: è sopravvissuta alla sua prima missione grazie a una serie di colpi di fortuna e all’intervento di un uomo che non avrebbe mai dovuto trovarsi lì. Un uomo che ora vuole essere ripagato.

Rune. Svedese. Occhi color fulmine. Guanti di pelle nera anche al chiuso. Non schedato in nessun database del Vivaio.

La storia oscilla tra il presente al Vivaio, dove Dahlia deve convincere ogni giorno cinquanta colleghe che nessuno può batterla, e i flashback della prima missione a Santo Domingo, dove ha incrociato Rune per la prima volta in mezzo a una delegazione di trafficanti internazionali e ha capito, in due secondi, che quell’uomo la stava leggendo come un libro aperto.

La protagonista

Dahlia è scomoda nel senso giusto.

Non è letale per natura, non ha il sangue freddo dell’assassina nata. Salta la corda ogni mattina fino alle vesciche sulle mani perché è l’unica alternativa all’implosione. Bluffa la sua reputazione giorno dopo giorno con la stessa ostinazione stanca di chi sa che una singola crepa manda tutto in frantumi. Il sarcasmo le viene automatico, la tenerezza la prende di sorpresa.

La sua voce in prima persona funziona perché non si risparmia. Quando finge di sentirsi invincibile il lettore sa già che trema, e la distanza tra le due cose è il motore di tutta la tensione narrativa.

C’è anche un elemento che Fiamenghi gestisce meglio di quanto ci si aspetti in questo genere: Dahlia non è senza emozioni perché non ne ha, ma perché le tiene compresse sotto anni di abitudine e farmaci. Quando il blue smette di fare schermo, quelle emozioni riemergono disordinate e lei non sa sempre cosa farsene. Non lo spiega, lo mostra.

Il Vivaio

Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio il Vivaio.

Il Vivaio non è una scuola di spie con l’estetica cool dei film di 007. È un posto orribile, detto esplicitamente nell’avvertenza ai lettori e dimostrato nei dettagli. Le agenti si chiamano Fiori, i nomi vengono sostituiti da quelli di piante, i Boccioli (le reclute) portano solo numeri. Il “Test dell’Ape Regina” ha un nome quasi gradevole per coprire qualcosa che non lo è affatto.

La gerarchia interna è costruita su punti missione, l’unica moneta che compra sicurezza. Non c’è solidarietà tra colleghe perché la struttura non la permette: ogni Fiore è anche una rivale. Il blue garantisce obbedienza senza dover ricorrere ogni volta alla forza bruta, ma la forza bruta è lì comunque, nel bunker in fondo al bosco, con il Vampiro che aspetta i Boccioli reticenti.

Fiamenghi non costruisce questa distopia per fascino estetico. La usa per dare peso alla scelta di Dahlia di smettere di assumere il blue: è un rischio permanente, fisicamente visibile, che richiede recitazione costante in un ambiente dove ogni crepa viene notata.

Il romance

Rune entra in scena nel flashback della prima missione come l’elemento fuori catalogo: troppo elegante, troppo calmo, troppo attento per essere quello che dice di essere. Parla lo spagnolo con accento svedese, porta guanti di pelle nera in una villa di Santo Domingo in estate, e riesce a mettere a tacere El Chapo con la stessa naturalezza con cui si offrirebbe un altro sorso di vino.

Dahlia lo capisce subito: quest’uomo sa che lei sta mentendo. Non sa quanto, ma sa.

La dinamica tra i due si costruisce lentamente, su un debito che Rune reclama in modo volutamente opaco. Non è l’attrazione istantanea del romance standard: è diffidenza che si incrina, rispetto che arriva prima del desiderio, una tensione che guadagna credibilità proprio perché entrambi i personaggi hanno ottime ragioni per non fidarsi dell’altro.

Vale la pena leggerlo?

Dahlia. Il vivaio delle assassine usa gli elementi del romance dark per costruire qualcosa che funziona anche come spy story. Il pericolo è reale, i personaggi secondari hanno spessore, il worldbuilding del Vivaio regge a una lettura attenta.

L’avvertenza ai contenuti in apertura è onesta: ci sono violenza, torture e scene esplicite. Non sono decorative: servono a stabilire che il Vivaio è un posto da cui si vuole scappare, e che tenersi Dahlia viva è un atto di resistenza quotidiana.

Chi cerca un romance con ritmo lento e caratterizzazione profonda può restare spiazzato da certi passaggi più veloci. Chi cerca invece azione pura potrebbe volersi fermare di più sui momenti interiori di Dahlia, che sono spesso i migliori del libro.

Il libro è autoconclusivo: una storia chiusa, senza dover aspettare un secondo volume per sapere com’è andata.

A chi è consigliato

Consigliato a chi ama:

– romance dark con protagoniste complesse e anti-eroine
– atmosfere spy e organizzazioni segrete distopiche
– slow burn costruito su diffidenza e debiti da saldare
– umorismo nero che convive con scene ad alta tensione
– storie autoconclusive che non lasciano nulla in sospeso

Potrebbe non piacere a chi cerca:

– fantasy con elementi magici o soprannaturali
– romance leggero o privo di contenuti espliciti e violenti
– trame lineari senza flashback strutturali

Dahlia. Il vivaio delle assassine di Laura Fiamenghi. De Agostini, giugno 2026. 408 pagine. Romanzo autoconclusivo.

TRA CODICE E FANTASY

Una passione che non tramonta mai quello della lettura e dei mondi fantasy

Lavoro ogni giorno tra codice, idee e piccoli mondi da costruire. Tra un problema da risolvere e una riga di codice, seguo la mia passione per la lettura e la creazione di storie e mondi fantastici. Amo scrivere, sperimentare e dare vita a progetti che uniscono tecnologia e immaginazione.

Nel tempo libero creo contenuti, disegno, programmo e imparo sempre qualcosa di nuovo. E se avessi qualche ora in più al giorno, le riempirei comunque di nuovi progetti.
Benvenuti nel mio spazio: qui parlo delle mie passioni, dei mondi che immagino e delle cose che sviluppo.

Claudio Torcasio

Web developer, Scrittore e Blogger

PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com