MUSS E FILL: L’incontro

da | 15 Dic 2023 | 0 commenti

In una serata che prometteva di essere come tutte le altre, ero tornato al conforto del mio rifugio assegnato dal Re. Dopo aver trascorso la giornata a pattugliare i confini boscosi del regno, avevo già in mente una serata di lettura avvolgente. La mia spada e il mio arco riposavano accanto al focolare, emanando un leggero bagliore. Gli stivali, appena puliti dal fango della giornata, erano posizionati con cura accanto alla porta. Una tazza di tè fumante mi attendeva sul tavolino vicino alla mia poltrona preferita. Fu in quel momento di apparente tranquillità che un rumore inusuale dalle stanze superiori interruppe il silenzio.

L’istinto mi disse subito che qualcosa non andava. Forse avevo lasciato una finestra spalancata, o forse il vento crescente aveva fatto saltare un fermo. Il sibilo del vento tra i rami degli alberi esterni mi avvisava dell’arrivo imminente di una tempesta. Decisi che era meglio salire a controllare; l’ultima cosa di cui avevo bisogno era una stanza da letto allagata.

Iniziai a salire le scale, con il timore di trovarmi qualche sorpresa. I fruscii intensi delle foglie suggerivano che la tempesta era più vicina di quanto pensassi, e un dubbio mi attraversò la mente: era solo il vento che aveva spalancato una finestra?

Al piano superiore, l’oscurità era quasi totale, e la fiammella della mia candela riusciva appena a fendere le tenebre. Il corridoio si presentava desolato, con tre porte chiuse che conducevano alle stanze. Aprì la prima; tutto era esattamente come l’avevo lasciato quella mattina, in un ordine quasi spettrale. Ma mentre scrutavo la stanza, un altro rumore attirò la mia attenzione: il suono inconfondibile di una finestra che sbatteva, proveniente dalla stanza più lontana.

Mi precipitai attraverso il corridoio e spalancai la porta della mia camera da letto. La finestra era aperta, e le sue tende ondeggiano selvaggiamente al vento. Mentre mi avvicinavo per chiuderla, mi bloccai: un’ombra si mosse rapidamente, da un cespuglio a un albero, fuori dalla finestra. Qualcosa—o qualcuno—si stava nascondendo.

Con un gesto rapido, spensi la candela e mi accostai alla finestra, scrutando l’oscurità. Non passò molto tempo prima che vedessi altre ombre muoversi tra gli alberi, quasi strisciando verso la casa, nascondendosi dietro cespugli e tronchi. Ero ormai certo: qualcuno stava pianificando un assalto, o forse un furto.

Senza perdere un attimo, scesi le scale cercando di fare il minimo rumore possibile. Dovevo afferrare la mia spada e il mio arco. Qualunque cosa stesse per succedere, dovevo essere pronto.

Sapevo di dover accendere una candela prima di inciampare nell’oscurità. Mentre cercavo qualcosa per accenderla, notai il cassetto dell’armadio spalancato. Accesi la candela e scrutai all’interno del cassetto. Qualcosa non tornava, ma non riuscivo comprendere su cosa fosse.

Appena mi affacciai nel corridoio, la porta della seconda stanza catturò il mio sguardo: era leggermente aperta. ‘Sono certo che l’avevo chiusa,’ pensai. Qualcuno era già entrato? Aveva aperto la finestra per frugare tra le mie cose? Mentre questi pensieri mi attraversavano la mente, sentii i muscoli irrigidirsi. Con cautela, aprii lentamente la porta e scrutai la stanza con la luce della candela. Tutto sembrava a posto, finché non sentii un fruscio alle mie spalle e vidi un’ombra fuggire dalla stanza in un lampo.

Mi precipitai al piano di sotto giusto in tempo per vedere quella figura vestita in nero aprire la porta d’ingresso. Ma all’improvviso, si fermò e si lanciò indietro, mentre un forte rumore di impatto risuonava. Si era rifugiato accucciandosi a terra accanto alla porta per ripararsi. Quel suono era inequivocabile, il distintivo schianto di una freccia che aveva centrato la cornice di legno dell’ingresso. Non c’era dubbio: qualcuno aveva appena tentato un omicidio.

Mentre afferravo la mia spada e il mio arco, i miei occhi caddero sulla figura accovacciata: un Coonslyrash. Il suo fisico snello e muscoloso, e quegli occhi, un misto di curiosità e terrore, parlavano per lui. Notori per la loro impulsività e astuzia, i Coonslyrash erano maestri nel forzare serrature e fare furti, oltre che nel cacciarsi nei guai.

Un pensiero cupo mi attraversò la mente: il vero pericolo non era lui, ma quelli all’esterno. Non erano qui per fare amicizia, e quella freccia era solo il loro sinistro biglietto da visita, un avvertimento che non avevano intenzione di lasciarci vivi. Dovevo fare la mia mossa. La mia coda mi si irrigidì al rumore di rami schiacciati: avevano calpestato i rametti asciutti davanti alla porta. Era ora di mostrare a quei sciacalli quanto poteva costare un la mia pelle di Skanwoodkin.

Freccia incoccata, mi avvicino alla porta, scrutando ombre e movimenti. Un fruscio alla mia sinistra: scocco la freccia e un urlo taglia l’aria. Incocco subito un’altra freccia, pronto per il prossimo colpo. Ero all’erta, con ogni battito del cuore amplificato dal silenzio, ma la tempesta in arrivo offuscava qualsiasi altro suono, rendendo impossibile sentire i movimenti nascosti dei miei nemici.

Era tempo di barricarci. Lancio un’occhiata al Coonslyrash, che esprime terrore puro.

“Ascolta,” gli grido con una tensione palpabile nella voce, “afferra quel bastone appoggiato al muro e usalo per tirare indietro la porta, ora!” Le mie parole sembrano cadere nel vuoto; la paura lo ha reso una statua immobile. Senza il suo aiuto, saremo carne da macello per quei malviventi fuori. Decido che è ora di smettere i convenevoli e di essere più diretto e minaccioso.

“Se non agisci ora, se non mi aiuti sarai il prossimo bersaglio delle mie frecce. Blocca quella dannata porta!” Le mie parole sembrano finalmente penetrare la sua nebbia di paura. I nostri sguardi si incrociano, i suoi occhi passano dal mio viso al bastone, e finalmente prende una decisione e si muove.

Tra il frastuono della tempesta in arrivo senti il verso di allarme del mio amico gufo, sapevo dove gli piaceva posizionarsi per cacciare di notte quindi spostai il mio sguardo verso quella direzione. Sotto di lui scorsi una figura che si stava prendendo la mira con un arco. Mentre il Coonslyrash finalmente chiudeva la porta scoccai la mia freccia per evitare che lui ci colpisse, la freccia andò a segno perché un grido agghiacciante risuona nel bosco e vidi la figura cadere proprio mentre la porta viene chiusa.

Mi precipito a chiudere la porta per sbarrarla, con tutto il peso del suo legno spesso e robusto sarà un ostacolo difficile da superare. Questo baluardo sarà un vero rompicapo per quegli aguzzini che tentano di entrare. E le piccole finestre ai lati non danno modo di superare la porta.

Con il cuore martellante come un tamburo di guerra e il sudore a incollarmi la tunica alla schiena salivo sulle scale che portava al punto più alto della casa: la finestra che si affacciava sul tetto. Il mio unico pensiero era controllare la situazione e da li potevo osservare meglio i nostri avversari.

Tanti domande a cui dovevo dare una risposta: Quanti saranno? Perché erano li? Vogliono la mia morte o cercano qualcosa? A ogni gradino sentivo la tensione nel mio stomaco e la paura di quello che avrei potuto scoprire, tutto questo era quasi insopportabile. Non riuscivo a rimanere lucido, la mia mente era troppo affollata per fare una strategia valida per darmi delle possibilità di salvezza.

Arrivato in cima ho spinto la finestra del tetto e sono stato accolto da una gelida raffica che quasi mi ha sradicato dalla presa della maniglia. Il cielo era un inferno di nuvole nere, alberi piegati come soldati sotto il peso dell’armatura, e acqua che flagellava il terreno come se fosse alla ricerca di vendetta. Fulmini fendevano l’oscurità, rivelando per brevi attimi un paesaggio apocalittico.

Stringendo gli occhi contro l’assalto degli elementi, ho scrutato il terreno sottostante, cercando di individuare i demoni che ci assediavano. E lì li ho visti. Uno giaceva inerme ai piedi di un albero, vittima della mia freccia. Altri quattro erano accovacciati dietro un masso, servendosi di assi di legno — assi che avevo tagliato per costruire una stalla — come rudimentali scudi contro la tempesta. Dalla posizione dove stavo potevo vederli chiaramente.

Koboldi. Creature malvagie, astute, imprevedibili. Da soli, erano poco più che un fastidio. Ma in gruppo, erano una forza con cui fare i conti. Ora, mentre la tempesta ruggiva intorno a me, dovevo escogitare un piano. E dovevo farlo velocemente.

Serrato dietro la finestra chiusa, i miei pensieri correvano veloci come il vento fuori. La distanza tra me e i Koboldi era troppo grande, le mie frecce avrebbero perso forza prima di raggiungerli. Per ora, la furia della tempesta era una sorta di alleata, incatenando le creature alla loro posizione precaria e offrendoci un’opportunità per raccogliere i nostri pensieri e le nostre armi.

Ma perché, mi domandavo, perché qui e ora? I Koboldi non erano creature di queste terre; era passato un’eternità dall’ultimo avvistamento. Che cosa li aveva spinti a venire fin qui, a sfidare la tempesta e a mettere a rischio le loro stesse vite?

Mentre i pensieri martellavano la mia testa giravo tra le camere per controllare che tutto era serrato e non potevano usare quelle finestre per entrare. Prima che potessi sprofondare ulteriormente nel mistero, un rumore alle mie spalle interruppe i miei pensieri. Ruotai su me stesso, la mano istintivamente vicina alla lama alla mia cintura, solo per trovare il Coonslyrash che aveva preso coraggio e mi aveva raggiunto. L’adrenalina della situazione aveva oscurato la mia consapevolezza della sua presenza.

I miei occhi si fissarono nei suoi come lame incrociate in un duello verbale  “Cosa ci fai tu a casa mia e come hai fatto a entrare ma soprattutto perché hai portato questo pericolo fino alla mia porta?”.

Egli mi guardò, le labbra tremanti come foglie sotto un vento inquietante. “Mi stavano dando la caccia,” ammise, la voce rotta dall’ansia. “Pensavo che se fossi entrato qui, avrebbero desistito e se ne sarebbero andati.” Poi abbassò lo sguardo, il volto impregnato di vergogna. “Mi sono cacciato in un bel pasticcio, lo so.”

Esaminandolo con occhi che avrebbero potuto tranciare l’acciaio, gli risposi: “Stupido è un complimento, in questo caso. I Koboldi sono creature astute, maestri della caccia. Non rinunciano a una preda facilmente, soprattutto se è da sola e non può difendersi. Ora sei parte di questo disastro, e mi devi aiutare per risolverlo.”

La tensione tra noi era palpabile, un filo sottile che pendeva sopra un abisso. Ma sapevo anche che ogni secondo speso in recriminazioni era un secondo che avremmo potuto usare per difenderci dall’imminente assalto.

Mi diressi verso la mia stanza e apri l’armadio che tenevo chiuso a chiave. “Preparati,” gli dissi, prendendo una spada corta e un pugnale per darglieli. “Stasera combattiamo, non solo per le nostre vite, ma per l’integrità di questa casa  e di questo bosco e per tutto quello che essa rappresenta. Che tu lo voglia o no, ora sei un pezzo di questo puzzle, e devi aiutarmi a risolverlo.”

I suoi occhi si sollevarono per incontrare i miei, e per la prima volta da quando era entrato nella mia casa, vidi un barlume di determinazione in essi. Sapevo che avremmo avuto una chance, per quanto sottile, di uscire vivi da questa notte di caos.

Tornai alla finestra che si affacciava sul tetto, ansioso di valutare ogni cambiamento nel comportamento dei nostri assalitori. Ero a malapena preparato per l’astuzia che scoprì il mio sguardo: quei diabolici Koboldi avevano trasformato le mie assi di legno — originariamente destinate a un progetto molto più pacifico — in uno scudo mobile contro gli elementi e, peggio ancora, contro le mie frecce. Ora potevano avanzare verso la casa quasi indisturbati. Maledetti Koboldi, pensai, la loro ingegnosità nel cercare di afferrare o distruggere la loro preda non conosceva limiti.

Mi voltai verso il Coonslyrash, il mio involontario compagno in questa disavventura. “Sbrigati! Dobbiamo barricare ogni possibile ingresso. Muovi i mobili davanti alle finestre e issa il tavolo contro la porta,” ordinai, ogni parola impregnata dell’urgenza che la situazione richiedeva.

Non c’era tempo da perdere; ogni secondo sprecato era un secondo che avvicinava quei mostri alla nostra soglia. Ero pronto a combattere, sì, ma anche determinato a rendere questa casa una fortezza impenetrabile prima che la tempesta e i mostri avessero la possibilità di unirsi contro di noi.

Una strategia balzò alla mente mentre mi muovevo in quella stanza divenuta un’armeria d’emergenza: se i Koboldi erano concentrati nell’effrazione della porta, avrei avuto un’opportunità per colpirli da un punto inaspettato. L’idea si delineò in modo netto e preciso — nel momento in cui avrebbero raggiunto la soglia, avrei potuto calarmi furtivamente da un lato della casa e scagliare le mie frecce addosso a loro. Questo manovra di sorpresa, se eseguita alla perfezione, avrebbe potuto ridurre il loro numero, magari mettendo fuori gioco uno o due dei malvagi creaturini e livellando il campo di battaglia.

Era rischioso, sì, ma il guadagno potenziale era troppo grande per essere ignorato. La disparità delle forze in campo era palpabile, ma un colpo ben assestato potrebbe pendere la bilancia della battaglia a nostro favore.

Il Coonslyrash si rivolse a me con un lampo di ispirazione negli occhi. “Se abbiamo delle bottiglie di alcool, potremmo usarle per incendiarli.”

Un piano stava rapidamente cristallizzando nella mia mente; non si trattava più di un mero stratagemma, ma di un attacco combinato che avrebbe preso quei mostri alla sprovvista.

Lo fissai, sentendo una fiammella di speranza ardere nel mio sguardo. “Come ti chiami?”

“Muss, e tu?”

“Chiamami Fill. Dovremmo utilizzare quelle bottiglie di liquori e alcool che i nani mi hanno donato. Di certo, non si aspettavano che le usassi in questo modo.”

E così, ci preparavamo. Avevamo posizionato tutto il necessario proprio quando i Koboldi entrarono nel raggio d’azione. Bottiglie da una parte, corde dall’altra. Lanciai le prime bottiglie mentre Muss si occupava di impregnare alcune frecce incendiarie, seguendo le istruzioni che gli avevo impartito. Poi lo raggiunsi al suo posto.

Con precauzione, aveva portato con sé alcune bottiglie extra; le tempeste possono facilmente spegnere una freccia in fiamme, e saturarle di alcool avrebbe garantito la loro efficacia. Anch’io avevo preso un paio di bottiglie da lanciare una volta che il loro riparo avesse preso fuoco.

Fortunatamente, i Koboldi non avevano prestato attenzione alle bottiglie che avevamo lanciato; magari avevano infranto solo le assi di legno, ma speravo che il liquore si fosse diffuso sulle loro vesti.

Ero pronto. Mentre i Koboldi erano concentrati sul forzare la porta barricata e sul controllare le finestre laterali, scoccai la mia prima freccia incendiaria. Sembrò inizialmente inefficace, facendo poco più che attirare l’attenzione dei nemici. Ma allora Muss lanciò una delle bottiglie d’alcool, che si frantumò contro le assi. In un lampo di fiamme, i Koboldi furono avvolti dal fuoco e le assi stesse iniziarono a bruciare. Sorpresi e in preda al panico, iniziarono a fuggire. Senza esitazione, scoccai altre frecce, riuscendo a abbattere altri due della banda.

E in quel momento, sapevamo che avevamo guadagnato, almeno per ora, un vantaggio su quelle malefiche creature.

Ora eravamo in vantaggio; restavano solo due Koboldi, ed erano fuori dalla portata delle mie frecce. Era il momento di dar loro la caccia. Sguainai la mia spada e mi lanciai nella corsa per raggiungerli. Per mia fortuna, Muss era al mio fianco, pronto a dare manforte.

I Koboldi non erano abituati al terreno boscoso, mentre io ero cresciuto tra quegli alberi, inseguendo piccole prede fin da bambino. Raggiunsi il primo Koboldo che, sentendosi inseguito, si voltò per affrontarmi. Parai il suo attacco e tentai una stoccata, ma lui fu abile nel deviarla. Muss intanto mi superò, dando la caccia all’altro.

Dopo un frenetico scambio di colpi, riuscii a trapassare il mio avversario. Un grido lacerante echeggiò nel bosco, come un’ondata di grandine improvvisa. Sangue gli sgorgò dalla bocca e il corpo si accasciò a terra. Mi fermai un istante a guardare il suo corpo senza vita, poi il pensiero di Muss mi scosse e mi precipitai in suo aiuto.

Lo trovai in una situazione critica, a terra, con il Koboldo pronto a finirlo. Estrassi rapidamente l’arco e una delle poche frecce rimaste, scoccandola con precisione. Colpii solo una spalla del nemico, ma era abbastanza per distrarlo e dare a Muss l’opportunità di agire. Muss estrasse il pugnale che gli avevo fornito e colpì il Koboldo all’addome. A quel punto, ne approfittò per affondare la lama nella gola dell’avversario. Era riuscito a eliminare uno degli aggressori.

Adesso eravamo al sicuro. Avevamo respinto il pericolo e, come se la natura volesse unirsi alla nostra vittoria, la tempesta iniziò a placarsi.

 

 

 

 

 

 

 

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