Ero già incappato in questo romanzo mentre esploravo le ultime uscite fantasy, l’avevo etichettato come romantasy con radici nel mito cinese, popolato da una giovane regina e un dio della guerra. A spingermi a leggerlo tutto, nonostante il romantasy non sia esattamente la mia zona di comfort, è stato un particolare nella sinossi: Liyen non era dipinta come una principessa in cerca di emancipazione personale, ma come una sovrana che si trova sulle spalle un debito politico verso un intero popolo. Volevo scoprire se quella premessa fosse solo un espediente per avviare la trama sentimentale o se invece tenesse botta fino alla fine. Ecco cosa ho scoperto.
Di cosa parla
Liyen, ultima discendente del Signore di Tianxia, eredita un regno mortale legato a un patto antico con la Sovrana del Deserto Dorato. Quando suo nonno ruba agli immortali un fiore magico per salvarle la vita, gli dèi rispondono incendiando il palazzo e strappandole l’unico familiare che le restava. Ora, seduta sul trono da sola, Liyen porta dentro di sé sia il fiore rubato che il fardello di un debito non richiesto.
Anni dopo, convocata alla corte immortale per rispondere del furto commesso, Liyen stringe un’alleanza pericolosa con Zhangwei, il generale noto come il Dio della Guerra: lui la protegge, lei tenta di negoziare la libertà del proprio popolo dalle catene imposte dagli dèi. Il romanzo intreccia scene di corte, intrighi politici e battaglie magiche con un lento avvicinamento sentimentale tra i due, reso ancora più complesso da una svolta a metà libro che ribalta tutto ciò che è accaduto fino a quel momento.
La recensione
La parte più convincente di Immortal non è, contro ogni aspettativa, il romance: è la trama politica costruita attorno a Liyen. Non si tratta di una principessa sognatrice in cerca di normalità, come vorrebbe far credere qualche campagna promozionale frettolosa. È una sovrana che tessuta alleanze, affronta una corte ostile e porta sulle spalle il fardello concreto di liberare il proprio popolo da secoli di oppressione. Le scene di corte, con la regina immortale che tratta i mortali come sudditi eterni e mai come pari, hanno un peso politico tangibile che trascende l’arredamento fantasy.
Il vero ostacolo è l’eccessiva lunghezza della fase in cui Liyen e Zhangwei si osservano con reciproca diffidenza. Certo, la svolta a metà opera è ben orchestrata e ribalta efficacemente quanto visto fino ad allora, ma il successivo periodo di gelo si protrae un po’ troppo, indugiando su dinamiche che, pur necessarie per lo sviluppo della trama, rischiano di appesantire il ritmo. Chi cerca un secondo atto incalzante potrebbe trovare alcuni capitoli eccessivamente ripetitivi, con sospetti e giustificazioni che sembrano girare a vuoto prima di giungere finalmente a una risoluzione.
Il secondo limite riguarda la prosa: è lirica e spesso affascinante, ma a volte indulge in immagini ripetitive. Calore contro freddo, luce contro ombra, cuore contro ghiaccio sono metafore ricorrenti che, usate con questa frequenza, finiscono per perdere parte del loro impatto iniziale. Non è un difetto che rovina la lettura, ma chi legge con attenzione stilistica non può fare a meno di notarlo.
Infine, è importante chiarire una confusione comune nella promozione italiana: “Immortal” non fa parte della stessa storia della precedente dilogia dell’autrice (ispirata alla leggenda di Chang’e), né ne costituisce un seguito diretto. Si tratta di un romanzo autoconclusivo ambientato nello stesso universo narrativo, con personaggi del tutto nuovi e un mito diverso come punto di riferimento. Perciò, chi non ha letto i precedenti libri può iniziare tranquillamente da qui senza rischiare di perdersi nulla.
Note sull’autrice
Sue Lynn Tan, nata in Malesia, ha studiato a Londra e in Francia, ora vive a Hong Kong. Autrice di diverse testate americane come New York Times, USA Today e di Sunday Times. Il suo esordio è iniziato con ” La figlia della Dea della Luna (2022) ” e seguito con ” Il cuore del guerriero del sole (2023)”, entrambi ispirati alla leggenda cinese di Chang’e. “Immortal (2025)” è il suo primo romanzo pienamente rivolto a un pubblico adulto, anchesso ambientato nello stesso universo dei libri precedenti ma costruito attorno a una mitologia dell’Asia orientale diversa da quella di Chang’e, con personaggi e regni nuovi. Tutti i suoi libri sono tradotti in diciotto lingue.
Perché lo consiglio
Lo consiglio a chi cerca un romantasy con solide fondamenta politiche oltre alla storia d’amore: la lotta di Liyen per liberare il suo popolo fornisce una struttura robusta che sostiene anche i passaggi più lenti della trama sentimentale. È pure un ingresso agevole nell’universo di Tan per chi non ha letto la dilogia precedente, perché non richiede alcuna conoscenza pregressa.
A chi lo sconsiglio
Sconsiglio questo libro a chi cerca un ritmo serrato e ininterrotto: il cuore del racconto, dove i due protagonisti si allontanano l’uno dall’altra, si dilunga più del dovuto. Non è adatto neppure a chi ha già saziato la propria fantasia con metafore di ghiaccio e fuoco nel romantasy moderno: qui tornano così spesso da perdere, col tempo, la loro forza evocativa. E infine, attenzione: chi spera in un seguito diretto della dilogia di Chang’e rimarrà deluso. La connessione è solo di universo, non di trama.
E voi, vi attira di più un romantasy che indaga le dinamiche del potere con trame intricate e intrighi politici, oppure uno che accende la scintilla narrativa nella tensione magnetica tra i due protagonisti, lasciando da parte le macchinazioni di corte per concentrarsi sull’alchimia tra i personaggi?
Fonti
- Testo integrale del romanzo, edizione tradotta Imortal (edizione in portoghese, HarperCollins / Harper Voyager, 2026).
- Sito ufficiale dell’autrice, biografia e bibliografia completa: suelynntan.com e suelynntan.com/books
- Goodreads, biografia e bibliografia di Sue Lynn Tan: goodreads.com/author/show/20121107.Sue_Lynn_Tan – Waterstones, scheda editoriale su Immortal e collocazione nella bibliografia dell’autrice: waterstones.com/author/sue-lynn-tan
- Wikipedia, voce su Daughter of the Moon Goddess per la ricostruzione della dilogia precedente: en.wikipedia.org/wiki/Daughter_of_the_Moon_Goddess
