RACCONTI DI TAVERNA: Amore di lupo

da | 16 Dic 2023

Quando l’amore non ha confini e un lupo minaccioso si rileva essere qualcosa di inaspettato

Doveva essere una normale serata di pioggia alla taverna, ma dopo un forte tuono:

Era una serata di pioggia incessante, il battito delle gocce sul tetto di legno della taverna si mescolava al crepitare del fuoco nel camino, creando un’atmosfera quasi surreale. In quel rifugio accogliente, solo pochi avventurieri si erano radunati, la maggior parte di loro avvolti nei propri pensieri, sorseggiando le loro bevande in silenzio prima di salire nelle stanze che avevano affittato per la notte.

Io, il taverniere, ero intento a pulire bicchieri e bottiglie, quando la porta si spalancò con un tonfo che ruppe il mormorio della serata. Tutti si girarono, curiosi e inquieti. Sulla soglia stava un uomo imponente, avvolto in pelli grezze, un’ascia appesa alla cintura e il braccio sinistro fasciato e macchiato di sangue fresco. Lo riconobbi: uno dei boscaioli locali, un volto raro in quella taverna.

Che ci farà qua cosi mal messo?

Dopo aver chiuso la porta, con passi pesanti e stanchi, si avvicinò al bancone.

“Qualcosa di forte da bere,” disse con voce rauca, posando una moneta d’argento sul legno consumato senza nemmeno guardandomi . “Ho bisogno di dimenticare.”

Lo osservai con attenzione, cercando indizi sul suo aspetto martoriato. “Giornataccia, eh? Litigato con la moglie?” scherzai, versandogli una birra nanica densa e scura dei nani delle profondità.

Bevve di slancio, scuotendo la testa per il forte sapore, poi chiese un’altra con un gesto della mano.

Sedutosi allo sgabello, fissava il liquido ambrato nel bicchiere. Poi, con una voce appena percettibile, disse: “Tu credi nelle maledizioni e nell’amore impossibile?”

Mi fermai, un bicchiere mezzo asciutto in mano, e osservai come stava guardando la birra come se al suo riflesso si potesse intravvedere luoghi distanti.

Risposi in tono basso: “Ne ho sentite tante storie qui, che ormai credo ci sia più di quanto possiamo vedere, caro amico.”

Vidi il peso nei suoi occhi, un fardello che cercava di condividere. Iniziò a raccontarmi la sua giornata, una storia che inizia con un mattino ordinario nei boschi e si trasforma in un racconto di mistero e terrore.

“Qualche giorno fa, mi era stata commissionata la preparazione di nuova legna, necessaria per l’imminente arrivo dei venti gelidi che avrebbero portato la neve, rendendo difficoltoso l’accesso al bosco. Così, quella mattina mi alzai prima dell’alba, deciso a recarmi in nuove aree del bosco per tagliare legna di qualità. Mi preparai come al solito, mettendo nel mio zaino il pranzo che avevo confezionato, e partii da solo, dato che l’altro boscaiolo era impegnato per una promessa.

Superate le aree familiari, penetrai in una zona del bosco non calpestata da anni. Era un’area densa, con abbondante legna da raccogliere. Mi misi al lavoro, deciso a fare scorta quanto più possibile, ma non passò molto che sentii di essere osservato. Era qualcosa in lontananza, forse un animale selvatico. Non gli diedi troppa importanza, sapendo che i boschi erano sicuri da quando lupi e orsi erano stati allontanati.

L’aria gelida della mattina era stata sostituita dall’aria riscaldata dal sole e diverse ore erano passate da quando avevo iniziato il lavoro.

Avevo accumulato una buona quantità di legna, decisi di fermarmi per mangiare. Estrassi dallo zaino il pane con carne salata e formaggio preparato quella mattina. Dopo alcuni bocconi, mi guardai intorno: un silenzio innaturale avvolgeva l’area. Non c’erano rumori, un dettaglio inquietante.

Smisi di mangiare, notai che la nebbia si stava alzando e un odore acre, simile a zolfo, mi pungeva il naso. In preda a un senso di allerta, afferrai la mia ascia. Fu allora che un fruscio attirò la mia attenzione. Mi voltai e vidi in mezzo alla nebbia figure umanoidi con volti grotteschi e minacciosi avanzare verso di me. Spaventato, corsi nella direzione opposta, ma mi bloccai quando un grosso lupo apparve davanti a me. Pensai che volesse attaccarmi, ma invece mi sfiorò, lanciandosi contro quelle figure.

Il tempo sembrò rallentare e le riconobbi: erano goblin. Il lupo si trasformò in una figura umanoide imponente, con fauci lupesche e artigli affilati. In un attimo, due goblin furono massacrati: uno impalato su un ramo spezzato, l’altro con la gola strappata e l’addome squarciato dagli artigli.

Sentivo la paura attanagliarmi lo stomaco e l’adrenalina scorrermi nelle vene. Il cuore batteva forte e la mente offuscata per quello che succedeva che non riusciva a comprendere perché mi trovavo in quella situazione.

Realizzai che era un lupo mannaro, forse intenzionato a difendermi per poi predarmi. Era l’unica cosa che riuscivo a pensare e dovevo scappare velocemente mentre quel mostro era ancora impegnato.

Purtroppo quei due goblin non erano da soli, ce ne erano molti altri.

Mi girai giusto in tempo e riuscii a parare l’attacco di uno di loro e, con un colpo secco della mia ascia, gli tagliai la mano armata. Fuggii, sentendo i loro passi alle mie calcagna. Ignorando i rami che mi colpivano, correvo nel folto del bosco, fino a inciampare su un tronco caduto. Mi ritrovai a terra, circondato da tre goblin, uno dei quali privo della mano che avevo reciso. Se questa era la mia fine non sarei morto cosi facilmente ma non prima di uccidere uno di loro.

Ero deciso a lottare, ma prima che potessi reagire, una figura oscura balzò su uno di loro. Colsi l’occasione per abbatterne un altro, ma il terzo, accortosi della mia resistenza, mi ferì con la sua spada, prima di essere decapitato dal lupo mannaro.

Immobilizzato dalla paura, fissai la creatura. Era imponente, con tratti femminili tra il pelo sporco di sangue di goblin. Sapevo che una fuga era impossibile; l’unica opzione era parlare.

Il lupo mannaro con due meravigliosi occhi mi fissava, esitante. Non capivo ma era come se conoscevo quell’essere.

Fu allora che notai un ciondolo al suo collo, un gioiello che avevo donato alla donna che avevo amato e che era scomparsa anni fa. Perché era al collo di questa bestia? Avevo cercato a lungo il suo corpo, senza successo. Scomparve una notte mentre rientrava a casa ma di lei non ci fu nessuna traccia nemmeno quando con amici uccidemmo un mostro che avevamo trovato in una grotta, nella quale trovammo molte ossa anche umane.

Quel ciondolo lo avevo regalato all’unica donna che io abbia mai amato, l’unica donna che io abbia mai desiderato e mai voluto cosi ardentemente, quel ciondolo lo conoscevo molto bene.

Cercai di dirgli qualcosa ma non trovavo parole.

Con la mente annebbiata, riuscii a balbettare solo una parola: “Elaine”.

A quel nome, il lupo mannaro sembrò turbato, i suoi occhi si riempirono di tristezza. Poi, davanti ai miei occhi increduli, si trasformò in donna, la stessa donna che avevo amato, ora nuda e in lacrime, non riusci a credere a quello che stavo vedendo.

Quel lupo mannaro era la donna che avevo da sempre amato? Ma come era possibile? Non capivo.

“Ti amo e ti amerò per sempre,” disse con le lacrime che gli rigavano il viso, prima di trasformarsi di nuovo in lupo e fuggire velocemente nella foresta.

Rimasi lì, paralizzato, mentre lei scompariva tra gli alberi. La donna che avevo amato, ora un lupo mannaro. Non potevo credere ai miei occhi, ma il dolore al braccio mi riportò alla realtà.

Legai una striscia di stoffa attorno alla ferita per fermare il sanguinamento. Con il desiderio di rivederla, camminai per ore nella foresta senza trovarla. Non so come, ma alla fine raggiunsi il sentiero che portava al villaggio.”

Il boscaiolo concluse il suo racconto con parole cariche di disperazione e amore tormentato: “Sono maledetto, e amo una donna che non potrò mai più incontrare. La amo, nonostante sia diventata un lupo mannaro.”

Le sue parole si dissolsero nell’aria, lasciando un silenzio profondo nella taverna. Gli ultimi avventurieri, attratti dalle loro stanze, avevano abbandonato la sala, e ora solo il respiro affannoso dell’uomo rompeva la quiete che aveva invaso il locale. C’era qualcosa di palpabile in quel silenzio, una tristezza che si insinuava nelle pieghe del legno e nel crepitio morente del fuoco.

Il boscaiolo posò un’altra moneta d’argento sul bancone, un gesto lento, quasi rituale. Fece segno di volere un altro bicchiere di quella forte birra dei nani delle profondità. Non appena riempii il bicchiere, lo svuotò in un sorso lungo e profondo, come se cercasse di annegare i suoi pensieri nel liquido ambrato.

Si alzò, la sua figura alta e imponente si stagliava contro la luce fioca che filtrava dalla finestra. Per un istante, sembrò un fantasma, un’ombra di un uomo tormentato da un amore impossibile e una maledizione ineludibile. Poi, senza una parola, si diresse verso la porta e uscì nella notte, lasciando dietro di sé solo il rumore dei suoi passi pesanti.

Dopo quella notte, nessuno seppe più nulla di lui. Le voci iniziarono a circolare tra gli avventurieri e gli abitanti del villaggio: alcuni dicevano che fosse andato a cercare la donna che amava, altri che avesse deciso di vagare senza meta, tormentato dal suo amore perduto. La sua storia divenne una leggenda, raccontata in tono sommesso nelle notti di tempesta, una storia di amore, perdita e mistero, che si disperdeva come il suono delle sue parole nel silenzio della taverna.

Commenti dell’autore:

Amore di Lupo” è il mio primo racconto scritto con cui inizio questa area dedicata ai Racconti di Taverna, dopo anni di storie raccontate a voce e di avventure inventate sul momento ho deciso di imprimerle su queste pagine per condividerle con tutti.

Questo racconto vuole essere al tempo stesso un inizio e un segno distintivo di un nuovo modo di vivere il fantasy: i racconti di taverna, quelli che un tempo narravano i bardi e i cantastorie, oggi trovano nuova vita in forma digitale.

Questa mia idea nasce da ciò che, per vari motivi, viene omesso o nascosto nei grandi romanzi. Spesso si decide di non raccontare quelle storie nel contesto di libri fantasy che possono risultare troppo umane o troppo reali e per questo etichettate come storie drammatiche o Horror.

Un boscaiolo, un lupo, un amore impossibile… ma ambientato in un universo dove, in fondo, tutto può accadere.

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