RACCONTI DI TAVERNA: Il Simbolo Del Drago (parte 2)

da | 7 Set 2024

Eravamo davanti alla porta cucina, lei aveva due occhi curiosi da gatta e io ero ansioso di vedere la sua espressione quando avrebbe visto il drago.

“Ma chi c’è in cucina?” chiese, era evidente che la sua curiosità stava crescendo.

Aprii lentamente la porta della cucina, ciò che si presento davanti a noi era una scena che non mi aspettavo. La cucina non era come la avevo lasciata, diverse bottiglie di vino giacevano vuote a terra, le mensole erano completamente spoglie e gli armadietti erano stati tutti aperti, come se qualcuno avesse rovistato freneticamente alla ricerca di qualcosa.

Decisamente non mi aspettavo tutto questo. Dall’interno degli armadi mancava parecchio cibo, e tutte le bottiglie di vino che tenevo in cucina erano state svuotate. Era possibile che tutto questo fosse opera del piccolo drago? La risposta non tardò ad arrivare. Accanto a un mobile, giaceva per terra il drago, a pancia in su, con una bottiglia di vino stretta tra le zampe. Dormiva beatamente, segno che la paura lo aveva completamente abbandonato.

Appena lo vide, Kaelen corse verso di lui, chiamandolo per nome: ‘Ghirgli!’ Al suono della sua voce, il drago si svegliò, e con un balzo felice saltò tra le braccia di Kaelen.

Lei lo strinse forte, mentre il piccolo drago emetteva dei versi strani, versi di affetto e di contentezza. Dopo diversi istanti di questo abbraccio caloroso, Kaelen si girò verso di me, e con tono accusatorio mi chiese: “Perché lo tenevi in cucina? Lo volevi cucinare?” Al suono di quelle parole, il drago si nascose rapidamente dietro Kaelen, spaventato.

Risposi d’istinto: “Ma nemmeno per sogno! Non potrei mai farlo. L’ho trovato in cucina mentre rovistava nel cibo.” Il drago, con una voce squillante, aggiunse: “Ghirgli no buono? Ghirgli è un drago duro e forte!”.

Guardai Kaelen dritto negli occhi e, con tono deciso, le dissi: “Se avessi davvero pensato di mangiarlo, non ti avrei portato qui in cucina.” Poi rivolsi lo sguardo verso il drago e aggiunsi: “Non voglio mangiarti, voglio diventare tuo amico.”

Il drago mi osservava ancora con un po’ di timore, ma la paura che lo aveva attanagliato poco tempo prima sembrava ormai svanita.

Kaelen si voltò verso Ghirgli e, con tono severo, esclamò: “E tu cosa ci fai qui? Non ti avevo detto di non seguirmi? Dovevi rimanere nel tuo rifugio, era più sicuro. E se ti avessero catturato?”

Ghirgli abbassò la testa, visibilmente dispiaciuto, e rispose sottovoce: “Ma Ghirgli vuole rimanere accanto al suo cavaliere, non vuole più rimanere da solo.”

Kaelen, con tono infastidito, ribatté: “Ancora con questa storia? Io non sono il tuo cavaliere, non so nemmeno cosa fa un cavaliere di drago.”

Sentii che era il momento di intervenire per moderare il dialogo: “Se lui ti ha scelto come suo cavaliere, resterà sempre con te. Purtroppo, so bene come funzionano queste cose.” Mi fermai un attimo, osservando le loro reazioni. Ma entrambi rimasero in silenzio, aspettando che continuassi. “Ora è piccolo, ma crescerà, e tu crescerai con lui. Insieme, imparerete a diventare guerrieri. È stato lo stesso anche per Aylin.”

Al sentire quel nome, il piccolo drago si fece avanti con una luce di speranza negli occhi, chiedendo con voce ansiosa: “Aylin? Dov’è Aylin?”

Un’ondata di emozione mi travolse. Era possibile che questo drago conoscesse davvero Aylin? Ma era così piccolo… come poteva conoscerla? A meno che… lei non fosse morta. Un colpo al cuore mi scosse, mentre una scintilla di speranza cominciava a prendere forma dentro di me.

Mi accucciai alla sua altezza, cercando di nascondere l’agitazione nella mia voce, e gli chiesi: “Ma tu come fai a conoscere Aylin?” Il piccolo drago mi guardò dritto negli occhi, con un’intensità che mi fece tremare, e rispose con semplicità: “Tutti i draghi conoscono Aylin.”

Le sue parole mi lasciarono profondamente perplesso. Cosa poteva significare? Come poteva Aylin essere conosciuta da tutti i draghi? Mille domande iniziarono a turbinare nella mia mente, mentre cercavo di dare un senso a ciò che avevo appena sentito.

Non ebbi nemmeno il tempo di fargli altre domande, perché Kaelen, dopo aver dato un’occhiata alla cucina, mi parlò con tono accusatorio: “Ma come hai potuto lasciargli bere tutto quel vino? Non lo sai che è ancora un cucciolo e che il vino gli fa male?” Si girò di scatto e abbracciò il piccolo drago con preoccupazione. “Stai bene, Ghirgli? Non hai mal di pancia? Vieni con me nell’altra stanza, così posso controllare come stai.”

Detto questo, Kaelen prese Ghirgli tra le braccia e uscì dalla cucina, dirigendosi verso la stanza dove aveva riposato.

Kaelen è davvero imprevedibile, e non avrei mai immaginato un risultato del genere. Rimasi lì, con la cucina in disordine e una montagna di dubbi che mi assaliva, ancora più numerosi di prima. Mentre mi mettevo a sistemare, non potevo fare a meno di chiedermi cosa significasse davvero tutto ciò che avevo appena scoperto.

Quando ebbi finito di sistemare la cucina, mi avviai verso la stanza. Ora regnava un silenzio assoluto. Appena arrivato alla soglia, vidi il piccolo drago che dormiva vicino al cuscino, mentre Kaelen fissava intensamente il ciondolo che teneva tra le mani.

Con un tono di voce abbastanza basso per non svegliare il drago, chiesi: “Da come lo guardi, quel ciondolo deve essere molto importante.”

Kaelen non si era accorta della mia presenza finché non le parlai. Sembrava come se fosse stata svegliata da un sogno a occhi aperti; si girò di scatto verso di me, sorpresa, e poi nascose rapidamente il ciondolo tra le coperte.
Dopo la sua reazione, proseguii con calma: “Quel ciondolo ha un significato molto importante e rappresenta una promessa per i cavalieri di drago.” Mi fermai un momento, riflettendo su Aylin, poi continuai: “Ho conosciuto qualcuno che lo portava.”

Guardandola direttamente negli occhi, le chiesi: “Per te cosa rappresenta?”

Kaelen abbassò lo sguardo, stringendo di nuovo il ciondolo tra le mani. “Me lo ha dato mio padre,” mormorò, “facendomi promettere di tenerlo sempre con me.”

Spinto dalla curiosità, le domandai: “Lo hai trovato? Come sta?”

Il discorso si concluse nel modo più doloroso possibile: “È morto.”

Non era il caso di insistere. Non volevo riaprire ferite che evidentemente erano ancora molto profonde. Mi sedetti accanto a Kaelen sul letto e la abbracciai. Lei si lasciò andare tra le mie braccia, e dopo qualche istante mi strinse forte, mentre le lacrime iniziarono a scendere copiose.

Tra i singhiozzi e le lacrime, sottovoce, disse: “Non ho potuto fare nulla… Me lo hanno ucciso davanti ai miei occhi, e io… io non me lo aspettavo.” La sua voce si spezzò mentre riviveva quel momento di pura impotenza, quando il mondo le era crollato addosso.

Era evidente che aveva bisogno di sfogarsi, di tirare fuori tutto il dolore che portava dentro, di condividere la sua tragedia con qualcuno che potesse comprendere, o almeno ascoltare. La sua sofferenza era palpabile, e tutto ciò che potevo fare era restarle accanto, lasciandola sfogare, senza giudizio, senza domande.

Dopo diversi minuti in cui continuò a piangere tra le mie braccia, Kaelen cercò di fermare le lacrime per raccontarmi cosa era successo. “L’avevo incontrato nei pressi di un villaggio. Si nascondeva da sicari mandati da qualcuno che voleva qualcosa da lui.” Si asciugò le lacrime con la manica e riprese a parlare: “Era proprio come lo aveva descritto mia madre nel suo diario, identico al piccolo ritratto che avevo visto, solo un po’ più vecchio.”

Fece un profondo respiro, cercando di soffocare le lacrime e la sofferenza che affiorava. “Per lui fu una grande sorpresa. Era fuggito prima che io nascessi, e trovarmi lì, davanti a lui, lo colpì profondamente.”

Era chiaro che parlarne le causava un’enorme sofferenza, ma qualcosa dentro di lei la spingeva a condividere quei ricordi dolorosi, come se volesse liberarsi di quel peso.

“Era riuscito a far perdere le sue tracce, e così ebbe finalmente il tempo di conoscermi e di permettermi di conoscerlo. Scoprii che era stato un Custode dei Draghi, fino a quando qualcuno non lo tradì. Volevano le uova di drago per qualche oscuro e malvagio scopo, ma lui riuscì a nasconderle e fuggì. Questo accadde proprio quando stavo per nascere, e con grande sofferenza fu costretto a lasciare mia madre e me. Per tutti questi anni ha continuato a scappare, cercando i Cavalieri di Drago, ma non li ha mai trovati.”

Kaelen fece una pausa, il dolore evidente nei suoi occhi mentre ricordava quei momenti. “Abbiamo passato un mese insieme, in tranquillità. Mi raccontava delle sue avventure e mi insegnava i segreti dei Custodi dei Draghi. Quei giorni erano preziosi, ogni parola, ogni gesto… Ma il giorno dopo avermi donato il ciondolo, lo hanno ucciso. Una freccia al cuore, mentre attraversava la soglia della porta. L’ho visto cadere a terra, e…” La sua voce si spezzò, soffocata dai singhiozzi e dalle lacrime che ricominciarono a scorrere. “È morto tra le mie braccia… dicendomi che mi voleva bene”.

La abbracciai forte, cercando di trasmetterle tutto il calore e il sostegno possibile, nel tentativo di alleviare almeno un po’ il peso del dolore che portava dentro per tutto quello che aveva vissuto.

Mentre la tenevo tra le braccia, cercai di pensare a qualcosa che potesse distrarla e portare la conversazione su un altro argomento.

Guardai il piccolo drago, che dormiva pacificamente, e mi venne in mente di parlare di lui. Sicuramente avrebbe distolto la mente di Kaelen dal dolore che stava provando.

Come hai conosciuto Ghirgli?” le chiesi. Kaelen si girò a guardare il piccolo drago, che continuava a dormire serenamente, e rispose con un sorriso nostalgico: “L’ho trovato in una grotta, mentre cercavo un rifugio dove nascondermi. Anzi, è stato lui a trovarmi. Ero addormentata in un piccolo antro della caverna quando mi svegliai e lo vidi accanto a me. Rimasi molto sorpresa, ma ci siamo legati subito. Fin dal primo momento, ha riposto in me una fiducia totale.”

Mentre osservavo teneramente il piccolo drago, un ricordo lontano riaffiorò nella mia mente, qualcosa che Aylin mi aveva raccontato tanto tempo fa. Non ci avevo mai riflettuto davvero prima di quel momento. I draghi, mi aveva detto, vivono tra due mondi: quello degli umani e quello mistico, dove abitano creature come fate e gnomi. Sono presenti nel nostro mondo, ma appartengono anche a quell’altro reame. Grazie al potere della natura mistica e al fuoco di un drago, è possibile creare una porta che conduca da una parte all’altra.

Kaelen era in pericolo ovunque andasse. Qualcuno di potente la stava braccando, e anche Ghirgli era a rischio. Ma se ciò che Aylin mi aveva raccontato era vero, forse c’era un modo per metterli al sicuro, anche se significava allontanarli per sempre da questo mondo. I draghi, ormai, sembravano essere scomparsi, così come i loro cavalieri. Non c’era nessuno che potesse proteggerli davvero. Io e Ardenor avremmo potuto fare ben poco contro quegli assassini.

Dovevo provare questa soluzione, anche se comportava un sacrificio. Era l’unica speranza di garantire loro una via di fuga sicura.

Guardai Kaelen e le dissi: “Devo parlare con Ardenor di una cosa importante. Cerca di riposare, io torno presto.”

Kaelen mi fissò con occhi tristi, ma annuì silenziosamente, accettando la mia partenza.

Mi diressi verso la casa vicino al bosco, dove trovai Ardenor. Gli spiegai tutto ciò che Kaelen mi aveva raccontato e la possibile soluzione che mi era venuta in mente. Il mio amico druido mi fissò intensamente negli occhi, poi si alzò e andò a prendere uno dei suoi antichi libri. Lo sfogliò con attenzione, finché non trovò ciò che cercava. “È rischioso,” disse, “ma si può fare. Per tua fortuna, ho quello che serve per creare questo passaggio. Devi portare Kaelen e il piccolo drago nel cuore del bosco, dove si trova il circolo di pietra.”

Era rischioso, lo sapevo, ma non potevo tirarmi indietro. In me scorreva ancora quello spirito avventuriero che, nonostante il tempo, mi spingeva inevitabilmente a finire nei guai. Sentivo il richiamo dell’azione, forse perché avevo appeso la spada al chiodo troppo presto, o forse perché il pensiero di Aylin mi spronava a proteggere quella ragazza e il suo piccolo drago. E, in fondo, una scintilla di speranza ardeva in me: forse, aiutandoli, avrei avuto la possibilità di rivedere Aylin.

Prima di uscire, mi voltai verso Ardenor e dissi: “Presto tornerò con Kaelen e il suo amico drago. Preparati, perché ho la netta sensazione che presto avremo visite non gradite.”

Sentivo l’adrenalina scorrermi nelle vene mentre correvo verso la mia taverna, come se avessi ali ai piedi. Quando raggiunsi Kaelen, le spiegai tutto. La sua espressione tradiva la perplessità e l’incertezza.

“È l’unica strada percorribile,” le dissi, con una determinazione che non lasciava spazio a dubbi. “Sei troppo giovane e ancora poco preparata per affrontare quei nemici. Hai bisogno di tempo per diventare una vera cavaliere di drago.”

Alle mie parole, Kaelen spalancò gli occhi come se avessi appena pronunciato un’eresia. Ma poi il suo sguardo si posò sul piccolo drago, che dormiva ancora, e capì che non c’era altra scelta.

mprovvisamente, il drago si svegliò di colpo, come se fosse stato scosso da un incubo, e disse una sola parola: “Paura.” In un istante, Kaelen fu come colpita da un fulmine. Prese in fretta le sue poche cose, afferrò il drago e, con una determinazione che non le avevo mai visto prima, si girò verso di me: “Andiamo, qui non è più sicuro.”

Il drago aveva percepito qualcosa, e sapevo che sarebbe stato saggio fidarsi del suo istinto. Dopo tutto ciò che Kaelen mi aveva raccontato e la tragica fine di suo padre, sapevo che dovevamo aspettarci il peggio.

Uscimmo dalla taverna in silenzio, come ladri nella notte, e poi ci mettemmo a correre verso il bosco. Mentre ci addentravamo tra gli alberi, cercai di cancellare le nostre tracce, sfruttando le abilità che avevo affinato negli anni in cui ero un avventuriero.

Il percorso per raggiungere il circolo di pietra era ancora lungo, ma secondo i miei calcoli, saremmo arrivati molto prima del tramonto. Con un po’ di fortuna, avremmo avuto tutto il tempo necessario per completare il rituale prima che la notte calasse.

Dopo aver attraversato un fitto fogliame, ci trovammo finalmente di fronte a una radura, dove grosse pietre formavano un antico circolo. Mi fermai e bloccai Kaelen con un gesto, osservando attentamente la zona. La paura che quei spietati guerrieri potessero essere già arrivati mi costrinse a essere particolarmente cauto. Scrutai ogni angolo della radura, ma quando scorsi Ardenor insieme ad altri druidi, mi sentii sollevato. Senza ulteriori esitazioni, ci dirigemmo verso il circolo di pietra.

Salutai i druidi con un rispettoso inchino e un ringraziamento sincero, poi ci avvicinammo al circolo di pietra. Per terra erano già stati tracciati i simboli arcani necessari per il rituale, e una polvere luccicante brillava sui massicci pietroni all’interno del cerchio.

Ardenor si avvicinò a me, appoggiando una mano sulla mia spalla, e si rivolse a tutti: “Quando i simboli inizieranno a brillare, il drago dovrà usare il suo fuoco per completare il rituale e aprire il passaggio. Tu, caro amico, faresti meglio a rimanere fuori dal cerchio di pietra.”

Il momento del saluto era arrivato. Mi avvicinai a Kaelen e Ghirgli, stringendoli in un abbraccio caloroso. “È il momento di dirci addio, ma sono sicuro che ci rivedremo un giorno,” sussurrai, cercando di infondere loro coraggio. L’abbraccio fu lungo e carico di emozione, ma venne interrotto dalla voce ferma di Ardenor, che ci ricordò che era tempo di agire. A malincuore, uscii dal cerchio di pietra, lasciando Kaelen e Ghirgli pronti a intraprendere il loro viaggio.

I druidi iniziarono a recitare le loro litanie in una lingua antica e incomprensibile, un linguaggio che sembrava risuonare con forze profonde e sconosciute. Ben presto, l’aria all’interno del cerchio di pietra si caricò di un’energia palpabile, quasi elettrica, che faceva vibrare ogni cosa al suo interno.

Mentre osservavo, gli alberi attorno a noi cominciarono a muoversi, come se fossero scossi da un vento invisibile e potente, ma io non percepivo alcuna brezza. Le fronde si agitavano con intensità crescente, creando un suono sibilante che si mescolava con le voci dei druidi. Sotto i miei piedi, la terra iniziò a tremare, come se qualcosa di immenso stesse per emergere dalle profondità. Non riuscivo a comprendere se fosse tutto opera dei druidi o se qualche forza più antica e primordiale stesse rispondendo al loro richiamo.

Il confine tra il mondo reale e quello arcano sembrava assottigliarsi sempre di più, e una parte di me si chiese se stavamo davvero aprendo una porta verso un luogo oltre la nostra comprensione.

I simboli arcani iniziarono a brillare con una luce intensa e ultraterrena, illuminando l’intero cerchio di pietra con un bagliore spettrale. In quell’istante, il piccolo drago Ghirgli prese un profondo respiro, quasi come se stesse raccogliendo tutta la forza del mondo antico, e con un ruggito che sembrava scuotere l’aria stessa, lanciò una fiammata che avvolse ogni simbolo con precisione.

Ma proprio in quel momento, i miei sensi da guerriero si allarmarono perché sentiva qualcosa che avevo già vissuto nel passato. Un pericolo imminente si stava materializzando attorno a noi. Mi voltai di scatto, appena in tempo per scorgere figure oscure che emergevano dal fitto del bosco. Guerrieri dalle armature nere come l’oscurità della notte, armati con l’intento di distruggere tutto ciò che era puro e sacro. Uno di loro, con occhi colmi di malvagità, scagliò una lancia direttamente verso Kaelen.

Senza pensare, con un gesto disperato, mi lanciai in avanti, determinato a bloccare quella lancia a costo della mia stessa vita. Non potevo permettere che Kaelen morisse, non ora, non qui. Dovevo salvarla.

Fu come il tempo si fermò. I suoni divennero ovattati, il mondo intorno a me rallentò in un’insopportabile lentezza. Ogni battito del cuore sembrava durare un’eternità. Sentivo alle mie spalle l’energia tremenda che si stava accumulando nel cerchio di pietra, un potere antico e incontrollabile. E davanti a me, quella lancia letale tracciava il suo percorso verso la distruzione.

Ero nel mezzo, intrappolato tra la furia del guerriero e la speranza del rituale. Prima che la lancia mi raggiungesse, mi voltai con un ultimo gesto disperato, sperando, pregando, di vedere Kaelen e Ghirgli attraversare il passaggio che si stava aprendo tra i due mondi.

Kaelen e Ghirgli svanirono davanti ai miei occhi, come se non fossero mai stati lì. Ma la lancia, quella lancia che doveva segnare la fine, non la sentii mai colpirmi. Mi girai lentamente, il cuore in gola, e vidi che qualcosa di legnoso mi copriva. Poi, con stupore crescente, capii: un gigantesco uomo albero si ergeva davanti a me. Poco distante vidi, un’altro gigantesco uomo albero che con le sue radici possenti che si muovevano come arti, dava un calcio poderoso e scacciava i guerrieri malvagi come fossero foglie al vento.

Ero salvo. Kaelen e Ghirgli erano salvi.

Il tempo sembrò riprendere il suo corso normale, e mi resi conto che eravamo circondati da uomini albero, i leggendari Treant. Uno di loro era chino sopra Ardenor, e i due stavano parlando sottovoce, mentre gli altri si muovevano attraverso il bosco, apparentemente alla ricerca di qualcos’altro, qualcosa di nascosto.

Con un improvviso battito di cuore, realizzai che ero ancora vivo. Uno dei druidi si avvicinò e posò la mano sul mio petto, pronunciando parole arcane che vibrarono nell’aria. Poi, con un tono calmo e rassicurante, mi disse: “Tranquillo, è finito tutto, ed è andato come volevamo.” Dopo alcuni istanti di silenzio, aggiunse: “Ti ho benedetto con la protezione della natura, così i Treant non sospetteranno mai di te.”

Quella sera, nella mia stanza, il sonno non voleva arrivare. Troppi eventi si erano susseguiti in pochi giorni, e la mia mente era affollata di pensieri. Guardai fuori, verso le stelle, e non potei fare a meno di pensare a te, Aylin. Chissà se un giorno riuscirò mai a rivederti.

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